The Best Articles I Have Ever Written Will Never See the Light of Day
You’re only writing for yourself.
This
is, hands down, the worst part about writing. Humans have a natural
tendency to write for themselves when in reality the only time it sells,
the only time it’s impactful is when the writing is selfless (or at
least a healthy balance).
My
favorite article I have ever written is titled “If You Could Play God.”
I first wrote it almost two years ago when I was still a little tipsy
after a beach-themed party and have been editing it ever since. I’ve
probably put more hours into that piece than all of my college essays
combined. It’s 8 minutes of pesudo-philosophical computer science
mumbo-jumbo that literally gives me shivers every time I read it because
it’s that epic.
And it’s just sitting there in my “Unpublished Drafts” section on Medium, but I’ll never move it. Why? Because no one would get it.
You
would have to complete a four-credit course on Maxisms before even
grasping the simplest concepts I reference. Plus, with textbook prices
nowadays that’ll cost like $40,000,000,000. It’s just not worth it.
My
point is be passionate but stay grounded. The road to hell is paved
with good intentions and well… us writers are half-way there already.
Come ex presidenti, stelle di
Hollywood e premi Nobel guadagnano milioni per tenere conferenze.
Viaggio nel fiorente business dei discorsi a pagamento.
«Tanto per cominciare, io non prendo soldi per parlare da
Goldman Sachs». A chi gli chiedeva di spiegare la differenza sui temi
finanziari tra lui e Hillary Clinton, Bernie Sanders ha risposto attaccando su quello che ritiene uno dei punti deboli della sua avversaria alle primarie democratiche: gli speaking fee,
ovvero i compensi che l’ex segretario di Stato riceve per tenere
discorsi davanti a platee di dirigenti, investitori e stakeholder di
grandi società.
Cifre esorbitanti, dicono alcuni: 485 mila dollari per parlare alla
Deutsche Bank, 675 mila per un discorso alla Goldman Sachs, 225 mila per
UBS e appena 150 mila per la canadese Banca imperiale del commercio.
Stando a dati pubblici da tempo, e circolati molto in rete in occasione
dello scontro con Sanders, tra il 2013 e il 2015 Hillary Clinton ha
parlato a 12 eventi di grandi istituti di Wall Street, soprattutto
banche e fondi di investimento, guadagnando quasi tre milioni di dollari
(2,9 per la precisione). Con 12 discorsi, dunque, Hillary ha fatto più
soldi di quanto un americano della classe media possa sperare di
guadagnare in una vita intera, hanno fatto notare
gli indignados: infatti stando ai dati del Census Bureau, l’equivalente
statunitense dell’Istat, «un laureato può aspettarsi di guadagnare in
media 2,4 milioni di dollari nel corso della sua vita».
Messa così sembra una notiziona. In realtà, non c’è nulla di eccezionale
nella carriera da pubblica oratrice di Hillary Clinton. Negli Stati
Uniti, parlare a pagamento è ormai una prassi per i politici
(soprattutto gli ex politici) di alto livello. È un business assai
remunerativo, che non viola alcuna legge, specie se la figura in
questione non ricopre incarichi alla Casa Bianca. L’ex presidente George W. Bush tiene discorsi per cifre che variano tra i 100 mila e 175 mila dollari: Politico
ha calcolato che nel solo 2009 sono stati circa duecento: non bisogna
essere dei matematici per capire che questo «lavoro part-time, che
richiede qualche ora di presenza su un palco» è valso all’ex presidente
diversi milioni di dollari.
Se di lui si parla di meno, è non solo perché Bush si è ormai
ritirato dalla politica, ma anche perché ha scelto eventi relativamente a
basso profilo: ha parlato, per esempio, a un vertice della National
Association of Chain Drug Stores, insomma l’associazione dei
supermercati americani. Bill Clinton,
ex presidente pure lui e ora aspirante first gentleman, è considerato
un maestro nel fare soldi coi discorsi: stando alla ricostruzione del Wall Street Journal ha ricevuto un milione di dollari soltanto da UBS.
Donald Trump
è riuscito a farsi pagare un milione e mezzo per un semplice discorso
(ma era il 2007, un anno pre-crisi, e Trump non era ancora entrato in
politica). Ben Bernarke,
l’ex presidente della Federal Reserve, è ora lanciato in una brillante
carriera da oratore pubblico, con caché che variano tra i 200 mila e i
400 mila dollari, riportava il New York Times. L’ex vicepresidente e premio Nobel Al Gore
si fa pagare 175 mila dollari per discorso: quasi quasi gli è convenuto
perdere le presidenziali del 2001, visto che un presidente viene pagato
appena 400 mila dollari l’anno. L’ex segretario del Tesoro Larry Summers si fa pagare tra i 10 mila (per una cerimonia di laurea a Yale) e i 135 mila (per un discorso alla Goldman Sachs) dollari. Anche i pesci relativamente piccoli possono monetizzare il loro passato: l’ex capoufficio stampa di Bush, Ari Fleischer,
tiene discorsi per 40 mila dollari. Per quanto sia una formula più
comune negli Usa, anche i politici europei tengono talvolta discorsi
assai remunerativi: Nick Clegg,
il leader LibDem ed ex vicepremier britannico, è stato pagato più di 22
mila sterline per parlare davanti a una platea di Goldman Sach’s. In
altre parole, come si vede su questa tabella diBusiness Insider, Hillary non è affatto l’oratore più pagato d’America… sebbene, in effetti,sia l’oratrice più pagata.
Fare (molti) soldi parlando in pubblico non è una prerogativa dei
politici. Anche molti attori hollywoodiani hanno una seconda carriera
come oratori. Da quando la sua creatura House of Cards - il
political drama ispirato a Shakespeare, prodotto da Netflix senza un
episodio pilota, e prima serie originale per lo streaming – è diventato
un caso mediatico internazionale, l’attore e produttore Kevin Spacey
tiene discorsi in tutto il mondo, dal festival della Tv di Edimburgo
alla Content marketing world conference, passando per il World Business
Forum. Non è dato sapere quanto sia stato pagato, ma il rumor non
confermato è che il suo caché medio superi i 200 mila dollari.
«Il discorso in sé è secondario, l’importante è avere un grande nome al tuo evento»
Spacey è un caso un po’ particolare, perché la sua esperienza
personale – attore che si è trasformato in produttore e che ha puntato
prima di tutti sullo streaming, su storie complesse che richiedono tempo
per svilupparsi e dunque non possono essere rappresentate da un pilota –
gli consente di presentarsi come vero e proprio genio dell’industria
culturale nell’era della disruption: è anche Spacey il guru, non
soltanto Spacey il premio Oscar che le aziende vogliono, sebbene lui non
disdegni parlare con l’accento del Sud di Frank Underwood in alcuni dei
suoi discorsi.
Non tutti gli attori hollywoodiani hanno quell’aura da guru che può
vantare Spacey, però anche celebrità più tradizionali parlano volentieri
a pagamento: per una cifra non specificata, ma superiore a 100 mila
dollari, Angelina Jolie è pronta a tenere un discorso e lo stesso vale per Bruce Willis.
Esistono agenzie specializzate che si occupano di mettere in contatto
la celebrity di turno con il committente danaroso. Nei loro cataloghi
non ci sono solo di attori: celebrityspeakersbureau.com, oltre ai
sopracitati Willis e Jolie rappresenta anche Adele e Serena Williams.
Un giro particolare sono i commencement speech, i discorsi
per le cerimonie di laurea (nelle università americane il grosso degli
studenti si laurea contemporaneamente). Da un lato gli atenei
considerano un punto di prestigio avere celebrità, di tutti i campi,
come oratori – Yale e UPenn hanno avuto Tom Hanks e Denzel Washington, rispettivamente, la NYU Hillary Clinton – e dunque sono disposti a mettere mano al portafoglio. Dall’altro non tutti i commencement speech sono retribuiti. Recentemente Barack Obama
ha parlato a una cerimonia di laurea di un piccolo community college
del South Dakota, nel 2013 aveva pronunciato il discorso di laurea del
Morehouse College, ateneo afroamericano di Atlanta: è escluso che il
presidente in carica si sia fatto pagare. In compenso Tony Morrison, la scrittrice premio Nobel, ha preso 30 mila dollari per tenere un discorso alla Rutgers University.
Se università, associazioni, banche e aziende sono disposte a pagare
tanto un politico, una stella del cinema o un premio Nobel, non è certo
per la qualità dei loro discorsi: «Il discorso in sé è secondario,
l’importante è avere un grande nome al tuo evento, in modo che possa
finire in TV o in qualche altra forma di notizia», spiegava Lance
Strate, docente di comunicazione della Fordham University, intervistato
dalla rivista Fortune. Forse però il caso delle banche è diverso:
se Wall Street paga a peso d’oro le parole di un politico in campagna
elettorale, è anche per ottenere influenza, e non soltanto prestigio (su
questo tasto, appunto, batteva la frecciatina di Sanders a Hillary).
Secondo i più maligni, gli speaking fee potrebbero essere addirittura un
modo per aggirare i tetti ai finanziamenti politici.
Recentemente Fortune ha parlato di una vera e propria «speech inflation»:
i discorsi delle celebrità costano sempre di più, sostiene il magazine,
a causa del proliferare di agenzie specializzate che traggono ampi
margini di guadagno. Forse i prezzi staranno aumentando, però la
tradizione di ex presidenti che parlano dietro compenso è cominciata
quarant’anni fa, con Gerald Ford.
A quei tempi, Ford fu criticato per avere tratto profitti dal suo ex
impiego alla Casa Bianca. Lui si difese dicendo che, in quanto privato
cittadino, aveva tutto il diritto di sfruttare la sua immagine come
preferiva: da allora quello fu lo standard. Un decennio più tardi, nel
1989, Ronald Reagan riuscì a guadagnare due milioni di dollari, tra
discorsi pubblici e interviste concesse a pagamento, durante un viaggio
di otto giorni in Giappone. Poco meno di quello che Hillary ha
guadagnato in tre anni.
Barack Obama alla cerimonia di laurea della Università dalla
California (Kevork Djansezian/Getty Images); Hillary Clinton è keynote
speaker a Dreamforce, la conferenza annuale organizzata dalla società di
cloud computing Salesforce.com (Justin Sullivan/Getty Images); Bill
Clinton parla alla conferenza di Samsung a Las Vegas (Justin
Sullivan/Getty Images); Denzel Washington parla alla cerimonia di laurea
di UPenn (Gilbert Carrasquillo/Getty Images); Ben Bernanke al World
Economic Forum (John Moore/Getty Images)
Il libro del 2015 è di Claudio Magris La classifica completa de «la Lettura»
Vince «Non luogo a procedere». Secondo Emmanuel Carrère, terzo Michel Houellebecq I votanti di questa edizione sono stati 166 e hanno espresso in totale 265 titoli Su «la Lettura» in edicola dal 27 dicembre tutte le classifiche di vendita del 2015
Le illustrazioni di questa pagina sono state realizzate da CAMILLA GUERRA
Riportiamo qui sotto, nell’ordine, i libri dalla posizione 1 alla 20
con il punteggio ottenuto. La Classifica di Qualità prevede che ogni
partecipante abbia a disposizione un massimo di tre preferenze per
indicare i libri che ritiene più significativi dell’anno 2015. Il primo
posto vale 10 punti, il secondo 6, il terzo 4.
1. Claudio Magris, Non luogo a procedere, Garzanti (punti 164)
2. Emmanuel Carrère, Il Regno, Adelphi, traduzione di Francesco Bergamasco (punti 112)
3. Michel Houellebecq, Sottomissione, Bompiani, traduzione di Vincenzo Vega (punti 100)
4. Niccolò Ammaniti, Anna, Einaudi (punti 50)
5. Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato, Feltrinelli (punti 48, 4 primi posti, 0 secondi posti, 2 terzi posti)
6. Javier Marías, Così ha inizio il male, Einaudi, traduzione di Maria Nicola (punti 48, 3 primi posti, 3 secondi posti, 0 terzi posti)
7. Haruki Murakami, Uomini senza donne, Einaudi, traduzione di Antonietta Pastore (punti 46)
8. Fabio Genovesi, Chi manda le onde, Mondadori (punti 40, 3 primi posti, 1 secondo posto, 1 terzo posto)
9. Javier Cercas, L’impostore, Guanda, traduzione di Bruno Arpaia (punti 40, 2 primi posti, 2 secondi posti, 2 terzi posti)
10. Maurizio Maggiani, Il Romanzo della Nazione, Feltrinelli (punti 36)
11. Annie Ernaux, Gli anni, L’Orma, traduzione di Lorenzo Flabbi; Oliver Sacks, In movimento, Adelphi, traduzione di Isabella C. Blum (punti 34)
13. Maylis de Kerangal, Riparare i viventi, Feltrinelli, traduzione di Maria Baiocchi e Alessia Piovanello (punti 34)
14. Etgar Keret, Sette anni di felicità, Feltrinelli, traduzione di Vincenzo Mantovani (punti 32)
15. Carlo Ginzburg, Paura reverenza terrore, Adelphi (punti 30)
16. Paula Hawkins, La ragazza del treno, Piemme, traduzione di Barbara Porteri (punti 30)
17. Luca Doninelli, Le cose semplici, Bompiani (punti 26)
18. Fredrik Sjöberg, L’arte di collezionare mosche, Iperborea, traduzione di Fulvio Ferrari (punti 26)
20. Carmen Pellegrino, Cade la terra, Giunti (punti 24)
A seguire tutti i libri votati dai partecipanti, raccolti in base ai punti ottenuti.
A parità di punteggio contano i piazzamenti migliori. Qui sotto la top
ten (accanto alla posizione, sono riportati, per ogni libro, i punti
totali ottenuti, e, in basso da sinistra a destra, le preferenze
ovvero i primi posti, i secondi e i terzi)
Punti: 22 Marilynne Robinson, Lila, Einaudi; Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi, Adelphi
Punti: 20 Alessandro Baricco, La Sposa giovane, Feltrinelli; Milo De Angelis, Incontri e agguati, Mondadori; Peter Handke, Saggio sul cercatore di funghi, Guanda; Ferenc Karinthy, Epepe, Adelphi; Alessandro Robecchi, Dove sei stanotte, Sellerio; Sebastiano Vassalli, Io, Partenope, Rizzoli; E. L. Doctorow,La coscienza di Andrew, Mondadori; Harper Lee, Va’, metti una sentinella, Feltrinelli; Antonio Scurati, Il tempo migliore della nostra vita, Bompiani
Punti: 18 Stephen King, Chi perde paga, Sperling & Kupfer; Nancy Mitford, Non dirlo ad Alfred, Adelphi
Punti: 16 Edoardo Nesi, L’estate infinita, Bompiani; Paolo Maurensig, Teoria delle ombre, Adelphi; Scott Spencer, Un amore senza fine, Sellerio
Punti: 14 Guido Bertagna, Adolfo Ceretti, Claudia Mazzucato (a cura di), Il libro dell’incontro, il Saggiatore; Romolo Bugaro, Effetto domino, Einaudi; Giulio Giorello, Il fantasma e il desiderio, Mondadori; Bret Anthony Johnston, Ricordami così, Einaudi; Jonathan Miles, Scarti, minimum fax; Letizia Muratori, Animali domestici, Adelphi; Tatti Sanguineti, Il cervello di Alberto Sordi, Adelphi; Abraham B. Yehoshua, La comparsa, Einaudi; Diego De Silva, Terapia di coppia per amanti, Einaudi; Edgar Morin,Insegnare a vivere, Raffaello Cortina; Uwe Timm, La volatilità dell’amore, Mondadori; Maurizio Torchio, Cattivi, Einaudi
Punti: 12 Jessie Burton, Il miniaturista, Bompiani; Beppe Fenoglio, Il libro di Johnny, Einaudi; Hiraide Takashi, Il gatto venuto dal cielo, Einaudi; Merritt Tierce, Carne viva, Sur; Paolo Virno, L’idea di mondo, Quodlibet
Punti: 10 Geminello Alvi, Eccentrici, Adelphi; Sascha Arango, La verità e altre bugie, Marsilio; Federico Baccomo, Woody, Giunti; Stephanie Barron, Sabine Eckmann (a cura di), Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar 1919-1933, Prestel; Zygmunt Bauman, Carlo Bordoni, Stato di crisi, Einaudi; Alex Bellos, I numeri ci somigliano, Einaudi; Anna Bikont, Joanna Szczesna, Cianfrusaglie del passato. La vita di Wisława Szymborska, Adelphi; Jorge Luis Borges,Libro di sogni, Adelphi; Irena Brezná, Straniera ingrata, Keller; Massimo Carlotto, Per tutto l’oro del mondo, e/o; Francesco Cassata, Eugenetica senza tabú, Einaudi; Gianna Chiesa Isnardi, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del Nord, Bompiani; Jean Clair, Medusa, Abscondita; Francesca Corrao, Islam, religione e politica, Luiss; Mia Couto, L’altro lato del mondo, Sellerio; Józef Czapski, Proust a Grjazovec, Adelphi; Angus Deaton, La grande fuga, il Mulino; Francesco-Paolo Maria Di Salvia, La circostanza, Marsilio; Rana Dasgupta, Delhi, Feltrinelli; Giorgio Fabre, Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato, Sellerio; Paolo Febbraro,Leggere Seamus Heaney, Fazi; Sergio Flamigni, Patto di omertà, Kaos; Ian Fleming, Dalla Russia con amore, Adelphi;
Carl-Johan Forssén Ehrlin, Il coniglio che voleva addormentarsi, Mondadori; Amanda Gefter, Due intrusi nel mondo di Einstein, Raffaello Cortina; Amitav Ghosh, Diluvio di fuoco, Neri Pozza; Vittorio Giacopini, La Mappa, il Saggiatore; Vasilij Grossman, Uno scrittore in guerra, Adelphi; Mariangela Gualtieri, Le giovani parole, Einaudi; Allan Gurganus, Anche le sante hanno una madre, Playground; Lars Gustaffson, L’uomo sulla bicicletta blu, Iperborea; Hans Kelsen, Che cos’ è la giustizia? Lezioni americane, Quodlibet; Henry A. Kissinger,Ordine mondiale, Mondadori; Arthur Koestler, Ladri nella notte, Tiqqun; Igort, Quaderni giapponesi, Coconino Press; Arnaldur Indriðason, Una traccia nel buio, Guanda; Kazuo Ishiguro, Il gigante sepolto, Einaudi; Giuseppe Lupo, L’albero di stanze, Marsilio; Hilary Mantel, I giorni del terrore, Fazi; Wanda Marasco, Il genio dell’abbandono, Neri Pozza; Lorrie Moore, Bark, Bompiani; Haruki Murakami, La strana biblioteca, Einaudi; Michela Murgia, Chirú, Einaudi; Alessio Mussinelli, Nemmeno Houdini, Fazi; Andrea Nicolotti, Sindone, Einaudi; Aldo Nove, Un bambino piangeva, Mondadori Electa; Pier Paolo Pasolini, Il caos, Garzanti; Ben Pastor, Kaputt Mundi, Sellerio; Arturo Pérez-Reverte, Due uomini buoni, Rizzoli; Mario Perniola, L’arte espansa, Einaudi; Giorgio Pressburger, Racconti triestini, Marsilio; Adriano Prosperi, Dare l’anima. Storia di un infanticidio, Einaudi; Robert B. Reich, Come salvare il capitalismo, Fazi; Hartmut Rosa, Accelerazione e alienazione, Einaudi; Maria Michela Sassi, Indagine su Socrate, Einaudi; Peter Schneider, Gli amori di mia madre, L’orma; Mario Sconcerti, Storia del gol, Mondadori; Georges Simenon, Il pensionante, Adelphi; Emily St. John Mandel, Stazione Undici, Bompiani; Andrea Tarabbia, Il giardino delle mosche, Ponte alle Grazie; Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos; Lev Tolstoj, Guerra e rivoluzione, Feltrinelli; Emanuele Trevi, Il popolo di legno, Einaudi; Fred Vargas, Tempi glaciali, Einaudi; Sebastiano Vassalli, Il confine, Rizzoli; Massimo Zamboni, L’eco di uno sparo, Einaudi; Dino Baldi, Vite efferate di papi, Quodlibet; Peter Biskind (a cura di), A pranzo con Orson. Conversazioni tra Henry Jaglom e Orson Welles, Adelphi; Emiliano Fittipaldi, Avarizia, Feltrinelli; Marco Malvaldi, Buchi nella sabbia, Sellerio; Paolo Mieli, L’arma della memoria, Rizzoli; Amos Oz, Altrove, forse, Feltrinelli; Goliarda Sapienza, Appuntamento a Positano, Einaudi; Derek Walcott, Egrette, bianche, Adelphi; Zerocalcare, L’elenco telefonico degli accolli, Bao Publishing
Punti: 8 Ayaan Hirsi Ali, Eretica, Rizzoli; Dacia Maraini, La bambina e il sognatore, Rizzoli; Richard McGuire, Qui, Rizzoli Lizard
Punti: 6 Valeria Ancione, La dittatura dell’inverno, Mondadori; Marco Archetti, I giorni non si scavalcano, Rizzoli; Hannah Arendt, Socrate, Raffaello Cortina; Marco Balzano, L’ultimo arrivato, Sellerio; John Berger, Questioni di sguardi, il Saggiatore; Eula Biss, Vaccini, virus e altre immunità, Ponte alle Grazie; Cesare Brandi, Le città del deserto, Lit; Dario Bressanini, Beatrice Mautino, Contro natura, Rizzoli; Stefano Bucci, I veri amori sono diversi, Marsilio; Fulvio Cammarano (a cura di), Abbasso la guerra! Neutralisti in piazza alla vigilia della Prima guerra mondiale, Le Monnier; Claudia Castellucci, Setta, Quodlibet; Jonathan Coe, Disaccordi imperfetti, Feltrinelli; Micheal Connelly, La scatola nera, Piemme; Alfred Goldhaber, Robert P. Crease, Ogni cosa è indeterminata, Codice; Roberto Curci, Via San Nicolò 30, il Mulino; Kamel Daoud, Il caso Meursault, Bompiani; Giovanni Dall’Orto, Tutta un’altra storia, il Saggiatore; Honoré de Balzac, La signorina Cormon, Sellerio; Nicolas De Crécy, Il celestiale bibendum, Eris; Jared Diamond,Da te solo a tutto il mondo, Einaudi; Philip K. Dick, L’esegesi, Fanucci; Lino Di Lallo, Alphabeto, Il Formichiere; Dave Eggers, I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre?, Mondadori; Howard Eiland, Michael W. Jennings, Walter Benjamin. Una biografia critica, Einaudi; Oriana Fallaci, Le radici dell’odio, Rizzoli; Marcello Flores, Traditori, il Mulino; Markus Gabriel, Perché non esiste il mondo, Bompiani; Daniele Giglioli, Stato di minorità, Laterza; Claudio Giunta, Essere #matteorenzi, il Mulino; Victor Grauer, Musica dal profondo, Codice; Graziano Graziani, Atlante delle micronazioni, Quodlibet; Kent Haruf, Benedizione, NN editore; Martin Heidegger, Quaderni neri 1931-1938, Bompiani; Stefan Hertmans, Guerra e trementina, Marsilio; Giorgio Ieranò, Gli eroi della guerra di Troia, Sonzogno; David Lagercrantz, Quello che non uccide. Millennium 4, Marsilio; Tommaso Landolfi,I russi, Adelphi; Hervé Le Corre, Dopo la guerra, e/o; Jaques Le Goff- Jean-Pierre Vernant, Dialogo sulla storia, Laterza; Dennis Lehane, Chi è senza colpa, Piemme; Carlo Lucarelli, PPP. Pasolini, un segreto italiano, Rizzoli; Fernando Mazzocca (a cura di), Francesco Hayez, Silvana editoriale; Dinaw Mengestu, Tutti i nostri nomi, Frassinelli; Angelica A. Montanari, Il fiero pasto. Antropofagie medievali, il Mulino; Alberto Moravia, Se questa è la giovinezza vorrei che passasse presto, Bompiani;
Alice Munro,Amica della mia giovinezza, Einaudi; Joyce Carol Oates, Il maledetto, Mondadori; Anna Ottani Cavina, Terre senz’ombra. L’Italia dipinta, Adelphi; Yotam Ottolenghi, Ramael Scully, Nopi. Il libro delle ricette, Bompiani; Francesco Permunian, La polvere dell’infanzia e altri affanni di gioventù, Nutrimenti; Katja Petrowskaja, Forse Esther, Adelphi; Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile infelicità, Einaudi; Ed Piskor, Hip-hop family tree: 1, Panini Comics; Antonia Pozzi, Parole, Àncora; David Gregory Roberts, L’ombra della montagna, Neri Pozza; Paolo Roversi, Solo il tempo di morire, Marsilio; Ben Sanders, American Blood, Fanucci; Vittorio Sgarbi, Dal cielo alla terra. Da Michelangelo a Caravaggio, Bompiani; Israel J. Singer, A oriente del giardino dell’Eden, Bollati Boringhieri; Carlotta Sorba, Il melodramma della nazione, Laterza; Susanna Tamaro, Un cuore pensante, Bompiani; Matthew Thomas, Non siamo più noi stessi, Neri Pozza; Anna Todd, After, Sperling & Kupfer; Enrique Vila-Matas,Kassel non invita alla logica, Feltrinelli; Adelle Waldman, Amori e disamori di Nathaniel P., Einaudi; Qiu Xialong, Nuove storie dal Vicolo della Polvere Rossa, Marsilio; Thomas Williams,I capelli di Harold Roux, Fazi; Martin Amis, Il dossier Rachel, Einaudi
Punti: 4 Holger Afflerbach, L’arte della resa, il Mulino; Jim Al-Khalili, Johnjoe McFadden, La fisica della vita, Bollati Boringhieri; Molly Antopol, Luna di miele con nostalgia, Bollati Boringhieri; Corrado Augias, Le ultime diciotto ore di Gesù, Einaudi; Claudio Azzara, I longobardi, il Mulino; Hugo Ball, Cristianesimo bizantino, Adelphi; John Banville, False piste, Guanda; Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo, Guanda; Loredana Bertè, Traslocando. È andata così, Rizzoli; Maurizio Bettini, Il grande racconto dei miti classici, il Mulino; Enzo Bianchi,Spezzare il pane, Einaudi; Carlo Bonini, Giancarlo De Cataldo, La notte di Roma, Einaudi; Horst Bredekamp, Immagini che ci guardano, Raffaello Cortina; Massimo Bucciantini, Campo dei Fiori. Storia di un monumento maledetto, Einaudi; William S. Burroughs, I ragazzi selvaggi. Un libro dei morti, Adelphi; Rossana Campo, Dove lo troverete un altro padre come il mio, Ponte alle Grazie; Karel Capek, R.U.R. (Rossum’s Universal Robots), Marsilio; Vinicio Capossela,Il paese dei Coppoloni, Feltrinelli; Gaetano Cappelli, Scambi, equivoci eppiù torbidi inganni, Marsilio;
Mircea Cartarescu,Abbacinante. Il corpo, Voland; Francesco Casetti, La galassia Lumière, Bompiani; Tom Cooper,Cielo di polvere, Bookme; Dario Crapanzano,Arrigoni e l’assassino del prete bello, Mondadori; Fabrizio D’Amico, Sguardi su Monet, Skira; Maurizio de Giovanni, Anime di vetro, Einaudi; Maurizio de Giovanni, Cuccioli, Einaudi; Marco Del Corona, Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi, O Barra O; Erri De Luca, Il più e il meno, Feltrinelli; Paolo Di Stefano, Ogni altra vita, il Saggiatore; Giorgio Falco, Sottofondo italiano, Laterza; Lucy Foley, Il libro dell’amore perduto, Neri Pozza; Edgardo Franzosini, Questa vita tuttavia mi pesa molto, Adelphi; Assaf Gavron, La collina, Giuntina; Lorenza Ghinelli, Almeno il cane è un tipo a posto, Rizzoli; James De Mille, Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame, Marcos y Marcos; René Goscinny, Albert Uderzo, Jean-Yves Ferri, Didier Conrad, Asterix e il papiro di Cesare, Panini Comics; Stephen J. Gould, Questa idea della vita, Codice; James Grady, Il ritorno del condor, Rizzoli; Torben Kuhlmann, Mole Town. La città sotterranea, Orecchio acerbo; Manu Larcenet,Blast 3. A capofitto, Coconino Press; Yiyun Li, Più gentile della solitudine, Einaudi; Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone, Federica Resta, Abolire il carcere, Chiarelettere; Dominique Manotti, Oro nero, Sellerio; Francesca Marciano, Isola Grande, Isola Piccola, Bompiani; Franco Marcoaldi, Il mondo sia lodato, Einaudi; Mino Martinazzoli, La legge e la coscienza. Mosè, Nicodemo e la Colonna infame, La scuola; Joachim Meyerhoff, Quando tutto tornerà ad essere come non è mai stato, Marsilio; Maria Luisa Meneghetti, Storie al muro, Einaudi; Rossella Milone, Il silenzio del lottatore, minimum fax; Toni Morrison, Prima i bambini, Frassinelli; Randall Munroe, Cosa accadrebbe se?, Bompiani;
Thomas Nagel, Mente e cosmo, Raffaello Cortina; V. S. Naipaul, Sull’ansa del fiume, Adelphi; Cees Nooteboom, Tumbas, Iperborea; Eshkol Nevo, Soli e perduti, Neri Pozza; Marco Ongaro, Psicovita di Niki de Saint Phalle, Historica; Massimo Onofri, Passaggio in Sardegna, Giunti; Domenico Quirico, Il Grande Califfato, Neri Pozza; Jean Renoir, Renoir, mio padre, Adelphi; Marco Revelli, Dentro e contro. Quando il populismo è di governo, Laterza; Jon Ronson, I giustizieri della rete, Codice; Timothy Snyder, Terra nera, Rizzoli; Stefano Tabacchi,Mazzarino, Salerno; Marco Tarchi, Italia populista, il Mulino; Leonida Tedoldi, Il conto degli errori, Laterza; Irvine Welsh, Godetevi la corsa, Guanda
Write on a restaurant’s table mat after a boozy dinner
Write in your old book, that you know you will never read again
Write when your tears can’t fall
Write when your life feels like you are rolling a boulder up a hill
Write when you want to feel, but instead you swim in emptiness
Write when your fingers are about to fall from exhaustion
Write when you find your first grey hair
Write when you are alone and trapped by your restless thoughts
Write when you are surrounded by many, yet you feel lonely
Write, write, write
Write because it is the only expression of your free will
Write because it is free, because we were all born to write
Write because it takes ink and a paper and that’s about it
And if there is no ink, write with your tears, your sweat, your blood
Write with your finger on the bathroom mirror after a hot shower
Write as if it’s your only way out of yourself and into yourself
Write one word, write a poem, write a story, write “fuck you,” doodle a heart, a penis, an orange
Write what others have written
Write so no one can understand, not even you
Write because you were born to do so
Write because it is your voice that the world needs to hear
Not
only hear, but read; for it needs to be printed for your children and
your children’s children to know you, unabashingly you, shamelessly you,
beautiful you
Over the past eight years, I’ve enjoyed writing documentation, supporting developers, and stoking platform potentiality for LinkedIn, Twitter, Clever, and most recently, Slack.
I’m
always learning from the amazing people I work with and from the
talented programmers & creative partnerships that sprout from these
evolving ecosystems. Even so, those of us in developer relations largely
have to make it up as we go along. We make mistakes and we make them
again. Occasionally, we even get something right.
Here’s how I help manage the stark blank page or wrangle a labyrinthine collection of text.
Always tell stories
Readers are most engaged when they star in the story you’re telling. Great writers leverage narrative arcs to keep audiences within their world long after their eyes have left the page.
Stories
typically have a beginning, a middle, and an end. Somewhere between the
middle and the end, there’s a satisfying climax that sheds light on
everything that came before and leaves a lasting impression that colors
the reader’s future.
You
want your documentation to do that, to make your reader the hero of a
story you’re telling, even if it’s about implementing a new API or
handling an obscure error condition.
Active voice and actionable content
Using
active voice throughout documentation not only reduces the effort to
parse your text, but also provides your readers with the illusion of
sitting in the driver seat of your project, honking at your clever
bumper stickers and following your sign posts to places and experiences
they’ll conjure along the way.
Active
voice is focused on the actor and their actions. The subject of your
sentences may be the developer, their application, and the specifics of
the named things in your service like functions, API methods, or fancily
named product features. The actions are what they should do with those
things.
Active: “Use `authorize` to exchange the code for a token” or “Exchange codes for tokens using `authorize.`”
Passive: “The code is exchanged for a token using `authorize`.”
Of
course, you’ll still use the passive voice. Not everything has agency.
And sometimes the heart wants the phrasing that the heart wants.
Your content should also be actionable, filled with examples and exercises.
If
understanding your material is paramount, avoid sharing specific code
samples and use pseudo-code instead. That way your reader must
synthesize your content to work with it.
It should be easy to get started but your content should be the key to mastery.
Your
documentation should provide inline tools as applicable. Something
tangible should inspire readers to go the extra mile to marry your
product, service, or solution with their own project.
But
be wary of providing out of the box solutions that over-abstract your
platform. Technical support becomes more difficult the further removed
developers are from the nuts and bolts of your API.
Atomic linking
Build a web of coherence and meaning with the building blocks of atomic content, logically linked together.
When I’m working on new documentation or revising something older, I’m always looking for more
documentation to write. A single document is just part of a greater
whole, and often the other pieces of that grand narrative are missing.
Every
topic doesn’t warrant a dedicated document, but at the very least, you
should write something crisp and throw it in a FAQ and give everyone
something they can freak to and link to.
By
identifying and isolating the core tenets of your subject, you can
reinforce these pillars by prolifically inter-linking whenever
discussing higher-level topics.
Still,
don’t be afraid to repeat yourself here and there, or to link to the
same topic within a piece of documentation multiple times.
Make it fun
That’s right, documentation should be fun. You can make anything sound fun using the right language, even hard things, even terrible
things. Making things fun is where style inhabits the words you’re
writing and what separates your content from uninspired dry, technical
writing.
Making it fun means you can break rules, too, and breaking rules is as fun for your readers as it is for you.
Telling a story is one way to help make it fun, but latch on to
anything appropriate for your brand and audience that amps up the fun
factor or fortifies your fun factory. Like little lathes of allusive
alliteration.
Highlights for the children
See up there how I bolded “documentation should be fun?” I did that to highlight that content amidst a whole paragraph someone might have had to read to understand my full point.
Developers won’t read everything you write. They’ll miss many of your warnings, tips, and park benches.
If it’s important, highlight it. Your reader still might not read it, but they’ll be back one day and you’ll be ready.
Break content up with whitespace and bolds and italics and bigger, more fUNKy fonts — whatever you need to do to feature the most salient points of your content without being obnoxious.
Many
different kinds of learners are out there and some just want to skim
and won’t read anything they didn’t catch the first time.
Sometimes bolding isn’t enough and you want to break content out!
I
put boxes around important factoids and use reverse color schemes to
almost garishly get a point across. This is especially useful if you
want to redirect attention from the current document to a related topic,
or call out something particularly onerous... Or draw attention away
from something odious.
Some concepts deserve mascots or icons and those should follow those concepts wherever in your documentation they may roam.
You
probably aren’t working from an explicit style guide, so just make it
up as you go along and re-use your best ideas as appropriate.
Starting new documentation projects
Is
the new thing to be documented really a new thing or a part of
something that already exists? Does it expand something small into
something big enough of a deal to be its own thing? Does its very
existence require change across all of your documentation or can it sit
like a pebble thrown in a pool but making no waves?
Test first
Have
you actually tested what you’re about to write about? If not, slow
down! Go and test it and explore. It might not even be ready to document
yet. If it isn’t testable, make it testable. Knock on doors, break down walls, throw some tables.
You
should speak from a position of experience and expertise and it’s up to
you to make that happen before an API or project is put in developer
hands.
Then Outline (and keep on testing)
Throw
some header tags down, don’t worry too much about whether they’ll be
h1s or h2s or h3s, just get some headlines down that will help guide you
through what you’re writing.
Tell your story with the headlines.
Identify
the audience. Identify the purpose of the document and tell the
audience that. By the time you write the conclusion, re-affirm that
you’ve done what you set out to do and if you haven’t, either edit until
you have, or recalibrate your document to what you actually did. Or
start over!
Product feedback loop
As
you test, outline, and author you will likely develop opinions about
the software you’re working with. Maybe it’s too late to fix everything,
but it’s never too late for your experience to illuminate limitation
awareness and eliminate ambiguity, both internal and external.
Revising old content
No
one can win against kipple, except temporarily and maybe in one spot…
But eventually I’ll die or go away, and then the kipple will again take
over. It’s a universal principle operating throughout the universe; the
entire universe is moving toward a final state of total, absolute
kippleization.
— Philip K. Dick, Do Androids Dream of Electric Sheep?
Old content becomes moldy and decrepit — even after beginning life as something inarguably great.
Routinely
fix documentation bugs and stale concepts. While reading documentation,
keep a log of the bugs you want to fix later, or just repair on the
spot. Documentation is often as much for you and your team as it is for
external developers.
Make
time to ensure that new concepts are well-threaded throughout old
artifacts — most platforms, even if not explicitly hypertextual, are
very inter-connected!
Don’t
be afraid to get rid of a page, passage, or approach that isn’t
working. Kill your darlings, but wrap them in plastic bags and file them
away for later. You may find them revivified and quite poignant one
day.
Green fields and blue skies
Writing
new documentation is an opportunity to “make it new” and explore fresh
approaches and oblique strategies. Change your process, collaborate in
ways you haven’t before, or take inspiration from something only
tangentially related to your topic. It doesn’t matter if you won’t
ultimately use your experiments.
Maybe
your developer portal’s current structure isn’t right for what you want
to author. Maybe you should actually write a newsletter, or a blog
post, or a macramé tribute to your favorite API method.
Don’t squander these opportunities. This is where you’ll grow most as a writer, an educator, an editor, and a student.